Attori  del  Cinema  e  del  Teatro  Napoletano...

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Loren
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LA STORIA teatrale della Campania ebbe inizio in epoca preromana. "Atellana", venne chiamata quella specie di farsa napoletana che comparve per la prima volta in Atella, città osca della Campania, fondamentale importanza di questo genere teatrale fu l'uso frequente di maschere da parte degli attori, che più in avanti si aprì a veri e propri personaggi: "PAPPUS", il vecchi avaro e stupido; "MACCUS", lo scemo canzonato; "BUCCO", mangione e chiecchierone; "DOSSENUS", il furbo gobbo, parassita ed imbroglione.
Per quanto riguarda il periodo Medievale, non si ha una precisa documentazione sull'arte teatrale campana, bisognerà attendere i fasti delle corti aragonesi napoletane, infatti è negli ultimi anni della dominazione aragonese che incontriamo il primo autore teatrale con connotati commisti legati a forti coloriture dialettali:Pietro Antonio Caracciolo (Napoli XV-XVI sec.). Rimangono famose le sue farse: La farsa del magico e La farsa de lo ceto, composte nel 1514. Nel corso del XVI secolo si afferma in Campania una tradizione di farse denominate "farse cavaiole", l'autore che più si distinse in questo genere fu Vincenzo Braca (Salerno 1566-1625), con la Farsa cavaioa della scola, La maestra e le Allegationes in causa Bracae. Dalla commedia dell'arte (XVII sec.), l'attore rinunciò a rinnovarsi giorno dopo giorno e decise di limitarsi per tutta la sua carriera ad un'unica parte, facendo dimenticare il suo nome sostituendolo con quello della maschera che portava.
Tra le maschere napoletane più famose è indubbiamente quella di Pulcinella, divenuta popolare con Silvio Fiorillo (XVIIsec.), questa maschera si impose per la sua atipica mobilità facciale e , di conseguenza, per la sua capacità di assumere atteggiamenti ed espressioni diverse. Iniziò così il vasto repertorio teatrale delle cosiddette "pulcinellate", comiche e concise azioni mimiche che ebbe tra i maggiori interpreti Antonio Petito (Napoli 1822-1876), rinnovando completamente la maschera modificandola da quella di fannullone, ladro e truffatore nell'altra di buon marito e intelligente popolano.
Proprio nella scuola di Antonio Petito, formò la sua tecnica teatrale Edoardo Scarpetta (Napoli 1853-1925). Fu inventore della maschera di Felice Sciosciammocca che, con il suo vestito insolito a quadri e il tubino, gli diede la fama come attore e gli permise di accedere con successo al teatro San Carlino di Napoli. Come autore egli contribuì alla crescita del teatro dialettale napoletano con il lavoroMiseria e Nobiltà.
Dal 1910 al 1920 circa troviamo la più celebre artista del cinema muto, Francesca BERTINI.

Francesca Bertini
Cominciò a recitare al Teatro Nuovo di Napoli con una piccolissima parte, ma notata da un cineasta venne scelta nel 1910 per sostenere il ruolo di Eleonora, in una versione cinematografica dell'opera lirica Il Trovatore.
Ma con l'avvento del cinema americano Hollywoodiano e con la conseguente crisi del ciname italiano, dopo alcuni anni di successo si ritirò dopo essersi sposata a vita privata in una villa Toscana.
Negli anni successivi interpretò altri film di successo, da ricordare La Signora delle Camelie, L'affaire Clermont, Fedora, Assunta Spina, La Donna Nuda, I Sette Peccati Capitali, e due fugaci apparizzioni alla tarda età nei film: La Ragazza di Praga e Novecento di Bertolucci.

Uno tra i più grandi attori del cinema napoletano "sonoro" fu Raffaele VIVIANI, (1888-1950), anche se la critica cinematografica non gli riconobbe tutte le sue qualità artistiche.
Il suo miglir film interpretato nella sua carriera fù La Tavola dei Poveri - 1932 -, ma non fu questo l'unico film importate per la sua carriera artistica, basti ricordare, Amore Selvaggio - 1908 - Teste pet Testa - e L'ultimo Scugnizzo.
Nell'"Ultimo scugnizzo", ad un certo punto, il film veniva rallegrato dalla canzone - La Rumba degli Scugnizzi - al centro di una scoppiettante colonna sonora in cui erano alla ribalta le grida dei Monelli e dei Venditori Ambulanti.

Raffaele Viviani
Il settimo film di Viviani, Pescatori, rimase un proggetto irrealizzato a causa della guerra.
Attore di indubbie qualità artistiche, passava con grende naturalezza nell'interpretare situazioni dal grottesche al tragico, unendo toni buffoneschi a tragici e di queste qualità ne facevano un artista unico e tra i più completi dell'epoca.
Parallelamente all'opera di Viviani, nel periodo tra il 1891 e 1917 si afferma al teatro Margherita di Napoli il "caffè concerto", uno dei suoi più noti rappresentanti fu l'attore Nicola Maldacea (Napoli 1870-Roma 1945), il quale creò un nuovo tipo di spettacolo in cui fissava un personaggio o una situazione particolare e grottesca recitando e al contempo cantando.
Dopo il 1920 al Teatro Nuovo di Napoli vi fu una ripresa dello spettacolo di varietà in cui si misero in luce i talenti come quelli di Totò (Antonio de Curtis, Napoli 1898-1967) e dei fratelli de Filippo.


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Totò

Eduardo