L' ERUZIONE DEL 1 6 3 1



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Vulcano
79 d.C.
1900
Pompei
Ercolano
Foto
LA STORIA
L'eruzione iniziò tra il 15 ed il 16 dicembre 1631, ma fu preceduta alcuni mesi prima da numerosi terremoti ed alcune settimane prima da intorbinamenti e mancanza di acqua nei pozzi.
Il fenomeno durò nella sua fase acuta, circa due giorni, con una fortissima attività esplosiva; una grossa frattura si aprì tra i 700 e gli 800 metri sul fianco occidentale del Gran Cono.
Si formarono rapidamente e contemporaneamente una densa nube eruttiva e colate piroclastiche, accompagnate da continui terremoti via via sempre più forti.
Le lave eruttate, insieme a cenere e lapilli, raggiunsero inizialmente circa 6 Km in due ore, raggiunsero e distrussero Pompei, Ercolano, La Scala e la parte occidentale di Torre del Greco e Torre Annunziata per poi arrestarsi a mare.
Furono scagliate pietre fino a 90 Km di distanza e 30 cm di cenere coprirono Napoli, il cratere stesso risultò demolito, abbassandosi di circa 450 metri.
Si contarono 4000 uomini ed oltre 6000 animali morti, nonchè 40.000 fuggiaschi, la maggior parte dei quali si presentarono alle porte di Napoli.
Per colmo di sventura, in quel tempo infuriava anche la peste e si temette per il peggio per la città di Napoli.
Come si vede Napoli non fu toccata dall'eruzione mentre il territorio vesuviano ne fu flagellato.
Dopo cinque giorni l'attività andò scemando, continuando per diversi mesi con blande emissioni di cenere e lievi terremoti, finchè tutto finì.
I danni furono di gran lunga superiori a quelli del 79 d.C., soprattutto per l'enormità del valore esposto: abitanti, case, edifici, strade, la stessa morfologia del vulcano e dell'area furono profondamente modificati, il vulcano risultava decapitato, abbassatosi com'era di circa 400 metri, il cratere allargato a circa 2.5 Km.
Ma a distanza di pochi mesi, già iniziava la ricostruzione, e ciò nonostante la continua attività del vulcano dopo l'eruzione del 1631, con manifestazioni prevalentemente effusive nel 1649, 1654, 1682, e 1694.
Dopo pochi anni nella cavità craterica post-eruttiva, a causa di una successiva attività stromboliana, si formò un "conetto", il cui accrescimento si concluse poco prima dell'eruzione del 1737 e che fece aumentare la quota del Gran Cono oltre la cima del Somma.
Le eruzioni seicentesche furono seguite da vari studiosi e da questi studi si avvalorò anche la teoria, partendo dall'etimologia di Vesuvio, (guai ai suoi), ogni eruzione è foriera di importanti rivolgimenti politici, quella del 1649, infatti, coincise effettivamente con la rivolta di Masaniello.
Anche nella smorfia napoletana, la parola Vesuvio è riportata ben sette volte, a seconda della sua performance, ai numeri 13, 18, 23, 49, 51, 67, 84.
Intanto nuove teorizzazioni sullo studio della vulcanologia, diedero il via a nuove accademie di discussione sul tema.
E' nel 1612 l'apertura della sezione napoletana dell'Accademia dei Lincei, che ebbe come soci Galilei, nel 1611 fu fondata l'Accademia degli Oziosi, trant'anni dopo nacque l'Accademia degli Investiganti.